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L’Agrovoltaico come nuova frontiera dell’Agricoltura 4.0

L’Agrovoltaico come nuova frontiera dell’Agricoltura 4.0

La Rem Tec, Revolution Energy Maker, è un holding nata dalla fusione di sei aziende del settore energia elettrica, specializzate nella produzione e nella distribuzione. 

Questa fusione, avvenuta nel 2008, ha generato una progetto che rientra perfettamente nel concetto di Agricoltura 4.0: Agrovoltaico®. 

Quest’ultimo si inserisce nel panorama energetico internazionale, costituendo il punto d’incontro tra i due principali fabbisogni mondiali: cibo ed energia.

Da molti viene definita come la svolta sostenibile all’agricoltura del futuro, soprattutto in un contesto mondiale in cui il fabbisogno di cibo si fa sempre più alto e dove la perdita di spazi agricoli per scopi energetici ha bisogno assoluto di essere limitata. 

Nello specifico, si tratta di pannelli solari sospesi nei campi.

In questo modo, i terreni sottostanti vengono coltivati e gli stessi pannelli producono energia, garantendo un doppio guadagno agli agricoltori.

Tutto ciò grazie ai cosiddetti traker, ovvero inseguitori solari biassali.

Nient’altro che sostegni alti poco meno di 5 metri da terra e comunicanti tra loro tramite una rete wireless.

Gli stessi sostegni muovono i filari dei pannelli fotovoltaici e ne modificano l’inclinazione, sfruttando così tutti i raggi di sole presenti in ogni ora del giorno. 

Inoltre, la distanza tra un traker e l’altro, pari a 12 metri, garantisce l’illuminazione e lo spazio necessario per il passaggio dei mezzi agricoli.

I terreni che utilizzano questo impianto sono diversi: Castelvetro Piacentino ne dispone uno su un terreno di 8,6 ettari, se ne può trovare un altro, sempre vicino Piacenza, a Monticelli d’Ongina di 21 ettari, uno vicino a Mantova di 5 ettari ed infine, uno a Marcaria, in provincia di Mantova, di 25 ettari. 

Nonostante il progetto Rem sia compatibile con il 100% delle colture, comprese quelle alimentari, non tutti condividono l’utilizzo del fotovoltaico in ambito agricolo.

Tra le voci dissonanti, troviamo quelle che considerano questo apparato troppo simile ad una serra e quindi poco adatto alla coltivazione di alimenti.

Il presidente della Confederazione italiana agricoltori, sezione Veneto, ha affermato:

Personalmente sotto i pannelli solari non coltiverei mai prodotti orticoli, e nemmeno altre colture commestibili. I fiori sì però: non tutte le coltivazioni si prestano per crescere sotto metri quadrati di fotovoltaico. Le verdure hanno bisogno di luce diretta, ma non i fiori. Sicuramente è una pratica interessante, ma il rischio è che si coltivi più o meno come in una serra. Inoltre il paesaggio, che è il plus del nostro territorio, viene devastato, proprio ora che sta prendendo piede il turismo rurale con l’apertura degli anelli ciclistici e il successo dell’agriturismo. Le rinnovabili vanno bene, ma non c’è solo il fotovoltaico.

Molte polemiche sono relative alla deturpazione paesaggistica che possono causare le strutture, ma la critica più amara fa riferimento alla dubbia qualità dei prodotti coltivati con questo metodo. 

Lo stesso Maurizio Gritta, della cooperativa agricola Iris, ha affermato:

Tecnologicamente tutto si può fare: in Olanda da anni coltivano i pomodori con l’acquacoltura nelle vasche da bagno. Ma a livello nutritivo come sono quei pomodori? Se coltivo il mais sotto un voltaggio ad alta tensione, la pianta lo assorbe, come le persone. Dove si produce energia si creano campi magnetici, e quelli con i prodotti biologici e con le coltivazioni in genere non vanno d’accordo: nel nostro pastificio abbiamo dislocato assorbitori di campi magnetici per non danneggiare i cereali durante il processo produttivo, perché le rilevazioni hanno dimostrato che le macchine li producevano. Abbiamo tanti tetti: perché mettere pannelli in terreni fertili? Viene quasi da pensare che lo stimolo alla diffusione del fotovoltaico derivi solo dagli incentivi.

Dunque, seppur le argomentazione pro Agrovoltaico sono apparentemente convincenti,  le tesi dei contro non possono essere prese sotto gamba.

Di certo, un progetto così ambizioso ha bisogno di tempo per essere migliorato ed espresso a pieno; i risultati definitivi si potranno avere solo tra qualche anno.

https://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_19/fattorie-solari-tagliacarne_d35b2054-fa4d-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml

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