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Esportazioni vino senza spinte, il caso dei fondi OCM

Esportazioni vino senza spinte, il caso dei fondi OCM

di Fabio Ciarla

Il blocco dei fondi OCM, frutto di caos burocratico e pochezza a livello centrale, sta dando i suoi amari frutti.

L’export di vini italiani nel mondo sta rallentando, lasciamo il passo – come era ovvio – ai cugini francesi che pure non avrebbero bisogno di aiuti di questo tipo, ma anche ai nuovi produttori: Sudafrica, Argentina e Australia soprattutto.

Tra l’altro proprio nel Paese dei canguri sta partendo una sperimentazione su larga scala dedicata ai vitigni autoctoni italiani e, visto come sanno lavorare in grande da quelle parti, ci sono buoni motivi per non dormire sonni tranquilli. 

La questione OCM tra bandi, ricorsi e classifiche poi riviste ha creato tanta confusione e bloccato molti progetti di promozione all’estero da parte di aziende e consorzi.

Anche con il nuovo bando 2017/2018, fanno sapere gli operatori del settore, non sono previsti fondi in arrivo prima dei primi mesi dell’anno prossimo, con il risultato che al momento è tutto completamente fermo.

Ricordiamo che il bando 2016/2017 è stato stoppato da una dozzina di ricorsi al TAR ancora in attesa di definizione, ma intanto dal MIPAAF fanno sapere di aver pubblicato il decreto sul sito segnalando agli operatori la scadenza del 3 novembre per inviare le proprie domande. 

Come al solito, quindi, manca la programmazione generale, manca la lungimiranza di capire che il settore vino in Italia dovrebbe essere trattato con ben altri presupposti e che, se vogliamo davvero fare concorrenza ai francesi, dobbiamo uscire dal dilettantismo per muoverci su campi a quanto pare a noi sconosciuti purtroppo.

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