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Annata difficile per le olive italiane mentre comincia il dibattito sulla raccolta

Annata difficile per le olive italiane mentre comincia il dibattito sulla raccolta

La siccità che non ha dato tregua al nostro Paese ha modificato in larga parte le aspettative di produzione degli uliveti, con una distinzione netta tra quelli che hanno beneficiato di irrigazione di soccorso e in alcuni casi costante, e gli altri che invece hanno sofferto molto di più.

Considerando una percentuale approssimativa di metà uliveto nazionale irriguo e l’altra metà non irriguo, si fa presto a decretare un netto calo della produzione totale, il che modifica in parte anche le forze in campo a livello di bacino del Mediterraneo.

A quanto pare infatti tra i nostri concorrenti solo la Grecia e la Tunisia (neanche a dirlo) non hanno subito gli effetti dell’annata difficile, mentre noi e i nostri cugini spagnoli prevediamo perdite tra il 30 e il 50%.

Come detto il calo produttivo ci sarà, alla stregua del vino invece per la qualità molto si deciderà nelle ultime settimane prima della raccolta e nelle abilità dei produttori e trasformatori, fermo restando che l’assenza di mosca di questa stagione è unanimemente salutata come segnale positivo.

L’epoca di raccolta è ormai alle porte, con i primi uliveti in fermento in Sicilia mentre – a salire – si prevedono degli inizi comunque anticipati rispetto al solito.

Sulla scelta della maturazione delle olive incideranno molto, come sempre, le tradizioni locali e l’obiettivo del singolo produttore alla ricerca della massima resa o della massima espressione di alcuni caratteri organolettici dell’olio stesso.

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